Smart working: solo un altro modo di lavorare oppure una nuova filosofia di lavoro?

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Abbiamo intervistato Patrick Forestieri, Founder & CEO di Noema HR

Patrick Forestieri opera nel settore della gestione e sviluppo del capitale umano da 20 anni in qualità di manager, consulente ed executive coach.

È  Founder e CEO di Noema HR, società con 10 anni di esperienza nell’offerta di servizi a 360° per la valorizzazione del capitale umano nelle aziende, ed è anche Founder del Winning Women Institute, il primo istituto di certificazione sull’equità di genere.

Tra i 12 Competence Center di Noema HR, uno è dedicato allo Smart Working, tema protagonista dell’ultimo periodo per via del lockdown dovuto alla pandemia  di  Covid-19.

Più che Smart Working, ora sarebbe meglio parlare di Jail Working”, scherza Patrick non appena ci colleghiamo in videoconference.
Quello che sta accadendo in questo momento in Italia, così come in altri Paesi, è senza precedenti: le persone si sono ritrovate a lavorare da remoto, in una situazione di forte stress dovuto al lockdown imposto dal Governo. Questo, ovviamente, non è lo Smart Working inteso come modalità e filosofia di lavoro, incentrata su fiducia e flessibilità”.

Abbiamo incontrato, rigorosamente in videoconferenza, Patrick e abbiamo fatto una bella chiacchierata, per capirci qualcosa di più riguardo allo Smart Working, a come sia gestibile e di come possa essere un modello di lavoro che vada al di là di un momento di crisi.

1. Durante la tua esperienza decennale, quali sono le resistenze principali che hai incontrato, e che incontri tuttora, quando si parla di Smart Working?

Le resistenze allo Smart Working che ho incontrato non sono aziendali, ma molto spesso sono manageriali. Mi spiego meglio: in alcuni contesti o momenti anche importanti, l’azienda non impone quasi mai lo Smart Working – nessuno dice “Andate tutti in Smart Working!”.

È invece più probabile sentire questa frase “Diamo la possibilità ai Manager di concedere lo Smart Working ai propri team, valutate voi se e come implementare questa modalità.” Mi riferisco ad aziende composte da 20mila persone…

Quindi il risultato è che, quando il Manager è aperto lo Smart Working questa modalità di lavoro si diffonde velocemente – mentre quando il Manager è restio, ci sono enormi difficoltà.

In pratica, in mancanza di una politica aziendale, viene demandato tutto ai Manager o Direttori, lasciando loro la possibilità di scegliere.

2. Quali sono, secondo te, i vantaggi dello Smart Working per un’Azienda?

Sicuramente c’è un tema fondamentale, che è la riduzione dei costi in termini di spazi, postazioni e costi vivi, questo è evidente. Se tutti i giorni un’Azienda ha 70 persone che devono andare fisicamente in ufficio dalle 9.00 alle 18.00, è evidente che i costi saranno più alti rispetto ad una stessa Azienda che pratica lo Smart Working, avendo in Azienda ogni giorno non più di 20, 30 persone.

Il secondo vantaggio, è che in questo modo le Aziende possono cominciare a lavorare per obiettivi, e non in base alle ore di lavoro. Questo cambio di mentalità e di gestione, si traduce in fiducia e, di conseguenza, in responsabilizzazione dei propri collaboratori.

Quando un dipendente percepisce la fiducia del proprio Manager o datore di lavoro – che non controlla in modo ossessivo la quantità del suo lavoro, ma ne verifica la qualità – si sentirà più responsabile (oltre che più appagato) e la qualità del lavoro non potrà che aumentare. Un dipendente che sente la fiducia del proprio capo, lavora meglio – e di più.

È  evidente che sia necessario supportare i Manager in questo cambio culturale con programmi di coaching e formazione, non si può pretendere che sappiano gestire dall’oggi al domani i propri team in remoto come se fosse una passeggiata.

3.  Quali sono 3 consigli che ti sentiresti di dare alle Aziende che decidessero, da domani, di implementare lo Smart Working?

Prima di tutto consiglierei di effettuare un’analisi organizzativa dei ruoli, per capire e definire bene chi-fa-cosa. Potrebbe sembrare una banalità, ma vi posso assicurare che non lo è. Stiamo lavorando, proprio in questo periodo, con alcune aziende piuttosto grandi (circa 250 dipendenti), e stiamo svolgendo un’attenta analisi organizzativa, che – ripeto – è il primo passo per poter implementare lo Smart Working.

In secondo luogo, consiglio di organizzare dei workshop formativi per i la Direzione dell’Azienda: è importante far emergere le resistenze, analizzarle e discuterle insieme con Manager e Direttori; è fondamentale capire come poter gestire un team a distanza senza “entrare nel panico”, e di quali saranno i vantaggi che subito verranno percepiti.

Last but not least, è imprescindibile avere i giusti strumenti tecnologici e le corrette soluzioni di comunicazione: durante un’emergenza si può pensare, per qualche giorno, di utilizzare il proprio cellulare personale per comunicare da casa, o di utilizzare qualche Software gratuito di videoconference consigliato da un amico – ma è evidente che sul lungo periodo questo non possa funzionare: bisogna avere delle soluzioni professionali.

4.  Concludiamo la nostra intervista con una domanda che riassuma quanto ci hai raccontato fino ad ora: lo Smart Working, funziona?

Sì, lo Smart Working funziona, e funziona molto meglio quando è ben accompagnato.
Detto in altre parole, se mi dai una Ferrari io posso andare veloce, ma se la dai in mano a un pilota professionista, andrà come un razzo!

Patrick Forestieri ha partecipato ad un Webinar dedicato ai Partner dell’ecosistema Blu, per dare loro consigli e suggerimenti proprio sulla tematica Smart Working. Grazie alla soluzione per lo Smart Working di Wildix, infatti, tra Marzo e Aprile sono stati più di 17.000 gli utenti che hanno cominciato a lavorare da casa causa lockdown, e ora è il momento di supportarli anche con strategie organizzative.

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Patrick Forestieri

Patrick Forestieri,
Founder & CEO di Noema HR

Authors: Giulia Perotta, Chiara Turrini

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